LA CARTA DEI DIRITTI DELLA LETTURA

 
 

Carta dei diritti alla lettura - ilmenabo.it
I sottoscritti titolari dei diritti di partecipazione rivolgono la seguente petizione al Parlamento Europeo.

Il sottoscritto firmatario, promotore della presente petizione, dichiara, sotto la propria responsabilità, che le firme depositate sono raccolte nei modi e nei termini previsti dalle vigenti disposizioni e sono autentiche.

Presidente dell’Associazione Donne di carta Sandra Giuliani.

 

LA CARTA DEI DIRITTI DELLA LETTURA

Definizioni della lettura, Diritti della persona che legge e Doveri sociali

Art.1

«Leggere è un Diritto della persona senza distinzione di condizioni sociali, di età, di lingua, di opinioni

politiche, di razza, di religione, di salute e di sesso»

Art. 2

«Leggere è un’attività individuale e sociale che coinvolge la mente, le emozioni e i sensi e non si limita né

privilegia l’apprendimento e l’interpretazione della scrittura (lettura libraria) ma è applicabile in diversi

ambiti e con diversi strumenti. Pertanto è dovere sociale incrementare forme e attività di avviamento, di

agevolazione e di sostegno permanente alla lettura che creino, con eguali opportunità, un’educazione

all’ascolto, al pensiero critico, alla condivisione e allo scambio di saperi.»

Art. 3

«Leggere favorisce lo sviluppo della personalità, le relazioni affettive e sociali, le possibilità espressive e gli

scambi interculturali ponendosi come un sostanziale concorso al progresso materiale e immateriale della

società. Pertanto è dovere sociale concorrere alla lotta contro l’analfabetismo, primario e di ritorno, contro

l’impoverimento delle lingue e delle conoscenze, e le condizioni che li rendono radicati, diffusi e sommersi.»

Art. 4

«È diritto irrinunciabile della persona che legge esercitare su ogni testo la propria competenza linguistica.

Pertanto è dovere sociale facilitare la comprensibilità dei testi in funzione del destinatario e dei contesti

d’uso, valorizzare ogni lingua madre e locale e proporre forme di diffusione dei testi che consentano la

verifica e/o la reperibilità della lingua originale.»

Art.5

«È diritto irrinunciabile della persona che legge esercitare su ogni testo le proprie facoltà di lettura.

Pertanto, nel caso specifico di disabilità fisiche e cognitive, transitorie e/o permanenti, è dovere sociale

incrementare forme ausiliari e strumenti che facilitino l’apprendimento, lo sviluppo e l’esercizio della lettura.»

Art.6

«È diritto irrinunciabile della persona che legge godere dell’uguaglianza delle opportunità di lettura ed

esercitare una libera scelta degli strumenti e degli oggetti di lettura.

Pertanto è dovere sociale rappresentare, in modo equo, negli oggetti di lettura la varietà e il valore delle

differenze culturali, di orientamento sessuale, di credenze religiose e politiche incrementandone la diffusione

e concorrendo alla rimozione degli ostacoli che limitano di fatto questo diritto promuovendo le condizioni,

gli strumenti e le attività che lo rendano effettivo.»

Art.7

«È diritto irrinunciabile della persona che legge usufruire di “case della lettura”, pubbliche e gratuite, che

rendano accessibile e praticabile la lettura in tutte le sue forme. Pertanto è dovere sociale agevolare le

condizioni di crescita e di sviluppo di dette realtà, anche tramite forme di collaborazione con privati, per

garantire una politica culturale adeguata alle esigenze formative della persona e rispettosa delle differenze

culturali delle comunità.»

Art.8

«È diritto irrinunciabile della persona che legge l’accesso facilitato al patrimonio che costituisce Memoria

storica e linguistica delle comunità. Pertanto è dovere sociale valorizzare le memorie scritte e orali, singole e

collettive, trasformandole in una risorsa attiva e comune e promuovendo strumenti e forme di conservazione,

trasmissione, circolazione e riuso.»

Questa è la prefazione che ho scritto alla Carta dei diritti del Lettore che è stata presentata al salone del libro 2011 di Torino.
progres2Attenti.

Quello che state pensando vi si legge in faccia.

In un momento in cui gli operai della Fiat perdono il diritto di fare una pausa dalla catena di montaggio, in cui essere stranieri lascia senza dignità davanti alle esigenze più elementari, in cui alle donne vengono progressivamente sottratte le conquiste paritarie ottenute in anni di lotte civili e in cui i giovani perdono il diritto a sperare in un futuro, non sembra affatto una priorità chiedere il riconoscimento di una Carta dei Diritti del Lettore.

Lo conosco questo pensiero, e so di cosa è figlio. Discende dalla constatazione che in Italia leggere è l’hobby di chi ha già fatto tutte le altre cose importanti, quelle che contano davvero per la vita. I lettori sono gente che ha già pagato le rate, tutti quelli che si possono permettere di sprecare il proprio tempo in qualcosa che non fa guadagnare denaro. In fondo, sono dei privilegiati. Magari pure intellettuali, una parola che ha smesso da tempo di evocare rispetto agli occhi dei più.

Partendo da questa convinzione, chi può considerare prioritario difendere il diritto di una comunità di hobbisti, peraltro non molto nutrita rispetto ad altri paesi europei?
C’è prima tutto il resto, poi se avanza tempo verranno anche i diritti del lettore.

Non offendetevi, ma se pensate questo siete come cantine, mansarde, piccole case basse di soffitto.
Lo dico da lettrice, ma pure da cittadina.

Chi pensa che leggere, e leggere a precise condizioni di garanzia, libertà e accesso ai testi, sia un diritto minore rispetto a quello di curarsi, studiare, lavorare, riposarsi o migrare, non ha capito una verità elementare del nostro stare insieme come persone civili.

Quella verità – nota ad ogni lettore – insegna che noi abbiamo più di un domicilio a questo mondo. Non abitiamo solo questo paese, questa terra e questa cultura, non siamo cittadini solo di uno stato.

Noi tutti, uomini e donne, vecchi e bambini, anche quelli che non leggono (forse soprattutto loro) abitiamo anche le storie di noi stessi che ci vengono narrate.

È in base a quelle storie che immaginiamo il mondo che siamo chiamati a costruire, con le sue pause, i suoi lavori, le sue cure, le sue migrazioni e anche i suoi diritti. Che ci piaccia o meno, siamo tutti figli di una narrazione, di una storia letta o sentita raccontare, anche quando non sappiamo più ricordare dove e da chi.

Se ci sembra di essere personaggi in cerca di autore è perché stiamo dentro una trama che ci consente certi movimenti, ma ce ne nega molti altri; e più la trama è povera e banale, meno riusciamo a fare la differenza sulla storia complessiva di cui siamo parte insieme agli altri.

Rivendicare un diritto alla lettura significa allora rivendicare il diritto di pensarsi qui come fosse altrove, di immaginarsi altro per poter davvero restare sé stessi, di chiedere alternative al mondo che abbiamo e di legittimare la diversità di narrazione, qualunque narrazione, come ulteriore possibilità per crescerci dentro.

Se ci fossero più lettori, e lettori con più garanzie di accesso alla lettura, questo sarebbe già un paese migliore, perché abitato da un numero maggiore di persone in grado di sovvertirne i limiti e fare la differenza. Ogni lettore è un cittadino consapevole, critico, uno che davanti a ogni narrazione di sé limitata, avvilente o falsa è in grado di organizzare un controcanto, opponendo alla realtà impoverita che vogliono imporgli la forza sovversiva di tutte le narrazioni che da lettore ha abitato, diventandone cittadino e rimanendo allo stesso tempo migrante.

Lottare per il diritto dei lettori significa lottare per un paese che può cambiare la sua storia.

Dietro a questo diritto stanno tutti gli altri, perché questo è un diritto alla consapevolezza. Senza quella non esistono garanzie di nulla per nessuno, perché di tutti i diritti che pensiamo di avere, gli unici che in realtà possediamo sono quelli che siamo in grado di difendere.

 
 
 
 

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