Authori-Authors. Intervista con Orly Castel-Bloom. Interview with Orly Castel-Bloom.

 
 

Textile

Orly Castel-Bloom
Atmosphere, 2011,
Collana: Biblioteca dell’acqua
traduzione di Raffaella Scardi e Ofra Bennet
ISBN: 9788865640081
232 pp.
La biblioteca d’Israele:Il suo libro Textile è la cronaca di una implosione: il crollo di una famiglia. Il modo in cui lei descrive la deflagrazione è efficace anche grazie ad un linguaggio molto diretto,persino crudo, potremmo dire. Lei, tra l’altro, si segnala tra i più importanti scrittori post-moderni israeliani, quindi sono particolarmente interessata a capire come interviene sulla lingua che utilizza nei suoi testi, come le conferisce la forma più adeguata allo scopo.
Orly Castel-Bloom: Io penso che uno scrittore non debba abbellire il linguaggio, ma piuttosto scrivere nel modo in cui la gente parla, e gli israeliani, nello specifico, quando parlano, ancora di più di quando scrivono, sono piuttosto diretti e ruvidi. L’ebraico parlato è una mescolanza di metafore bibliche alte, clichés e slang molto diretto. Io faccio del mio meglio per essere fedele a tutto questo, per rappresentarlo com’è.
La biblioteca d’Israele: Nel suo libro c’è un fantasma che si aggira costantemente dietro le quinte della storia: quello della famiglia perfetta e, in effetti, bisogna dire che visti da fuori i Grubers integrano senz’altro i requisiti richiesti dagli standard attuali: sono ricchi e sono di successo. Mi dica, è davvero questo che sta accadendo oggi, in Israele, all’istituzione della famiglia?

Textile di Orly Castel-Bloom - ilmenabo.it

Textile di Orly Castel-Bloom – ilmenabo.it

Orly Castel-Bloom: La famiglia perfetta è esattamente questo: un fantasma. Sembra proprio che non esista affatto, e di sicuro non può esistere in Israele, un posto dove cresci i tuoi figli per spedirli poi nell’esercito a fare i tiratori scelti, o per diventare quelli responsabili di dare notizie tremende ai genitori di altri ragazzi. I soldi e la carriera sono, in modo molto scoperto, utilizzati come parodie di ciò che in questa storia è considerata come una possibile fonte di felicità.
La biblioteca d’Israele: Io sono letteralmente affascinata dal lavoro che svolge la madre, in questa storia, ovvero Mandy, perché è esattamente attraverso di esso che riesce a confrontarsi con il vasto e largamente problematico mondo degli ebrei ultra-ortodossi in Israele.
Orly Castel-Bloom: Uno dei problemi principali che gli ebrei israeliani evitano di affrontare è proprio quello degli ebrei ultra-ortodossi che vivono in un mondo medievale tutto loro in pieno ventunesimo secolo. Mangiano il loro cibo, indossano i loro vestiti, non servono nell’esercito, e la maggioranza degli uomini neppure lavora. Poiché la storia di cui parlo nel libro riguarda il modo in cui tessiamo la trama delle nostre vite: con stoffe, tessuti in cui ci avvolgiamo per difenderci, libri, e infine anche ‘’cotone organico’’, ho deciso di parlare della questione degli ebrei ultra-ortodossi partendo proprio dal tessuto che decidono di indossare.
La biblioteca d’Israele: L’America. Questa nazione ha sempre svolto un ruolo molto importante nella storia d’Israele, e lei ha anche deciso di farne il luogo in cui Irad, il padre, matura la propria condizione di alienazione esistenziale. Mi dica, allora, che cosa rappresenta l’America per lei, nella sua scrittura.
Orly Castel-Bloom: Sono stata a Boston in inverno. Quello che mi ha particolarmente colpita dell’America è la sua incomprensibile e inflessibile burocrazia, e la freddezza e alienazione della gente. Israele ha i suoi bei problemi, ma almeno la gente comunica, anche se solo per urlarsi in faccia. L’America, invece, è fredda, chiusa e impenetrabile. Questo è il motivo per cui ho deciso di collocare qui il luogo in cui Irad, finalmente, realizza la propria completa alienazione.

La biblioteca d’Israele: Esattamente come accade ai genitori di questa storia, lei opera una progressiva decostruzione dello stereotipo della famiglia israeliana anche utilizzando i personaggi dei figli all’interno del libro: Dael e Lirit. Si può dire che essi rappresentano la gioventù israeliana? E chi sono i giovani israeliani, oggi, secondo lei?
Orly Castel-Bloom: Lirit è il genere di ragazza giovane facilmente influenzabile e piuttosto viziata. Non posso proprio dire che sia comune, ma può di sicuro coincidere con quel tipo di giovane donna piuttosto volatile e abituata ad avere tutto. Tuttavia è anche piena di speranza, e verso la fine della storia matura, e inizia a prendere le proprie decisioni. Dael, invece, è un personaggio costruito attorno ad un conflitto simbolico, quello che si svolge tra un tempo lineare e distruttivo, e una esistenza invece più complessa. Lui è un tiratore scelto che deve essere deciso e diretto da un lato, ma che dall’altro non può fare a meno di essere un avido lettore di classici che legge per bilanciare la propria carriera militare, e così legge diversi romanzi contemporaneamente. Dael più che i giovani israeliani rappresenta i conflitti principali che ci si trova ad affrontare nel corso dell’esistenza.

La biblioteca d’Israele:Lei è di origini egiziane, culturalmente, questo ha influito sulla sua scrittura?

Orly Castel-Bloom: Sì, certo, ma non in Textile. Sicuramente di più in altri romanzi. L’alienazione di chi è nato al di fuori del ‘mainstream’ può essere senz’altro rappresentato dalle origini rhodesiane di Mandy. Il mio prossimo un libro –quello che sto scrivendo ora, quello per scrivere il quale mi sono venduta anche la casa- ha molto a che fare con le mie origini egiziane e con l’avventura tremenda che i miei genitori hanno vissuto in un kibbutz, fino al momento in cui sono stati cacciati via assieme ad altri ventitré egiziani.
E questo perché una volta avevano, nel corso di una votazione, manifestato il proprio appoggio all’URSS! E anche molti altri episodi, comunque.
Io lo considero un romanzo arabo e sono anche andata in Egitto un anno prima della rivoluzione per vedere che cosa fosse rimasto. Posso dire che sono stata piuttosto felice lì, almeno fino a quando ho tenuto nascosta la mia identità.

La biblioteca d’Israele: Quali sono gli scrittori che l’hanno ispirata e motivate di più, aiutandola a formare la sua scrittura così affilata per cui lei è conosciuta e apprezzata?

Orly Castel-Bloom: Senz’altro Kafka, Dostoevskij, Gogol, Camus, Calvino, Primo Levi, Borges, Isaak Babel’, Shalom Aleichem e naturalmente molti altri.

The library of Israel: Your book, Textile, is the chronicle of an implosion: a family breakdown. The way you describe this burst is done using a language very straight to the point, harsh, we could say. As you are among the most important post-modern authors in Israel I am interested in knowing how you work on the language, how you shape it.

Orly Castel-Bloom: I believe a writer is not supposed to beautify language, but to write the way people speak, and Israelis, when they speak, rather than write, are very direct and harsh. Spoken Hebrew is a mixture of high biblical metaphors, clichés, and very direct slang. I do my best not to tamper with it.

The library of Israel: In the book there’s always a ghost that lingers in the background:the perfect family, and from the outside the Grubers perfectly fit the new modern standards: they’re rich and successful. Is it what is happening to the institution of the family, in Israel, today?.

Orly Castel-Bloom: The perfect family is just that: a ghost. It seems not to exist at all, and it certainly cannot exist in Israel, where you raise your children and then send them to the army, to be sharp-shooter, or responsible for breaking horrible news to other parents. Money and career are clearly parodied as a possible source of happiness in this novel.

The library of Israel: I am fascinated by the work of the mum, Mandy, as through it she relates to the big and hugely problematic world of the Ultra-Orthodox Jews.
How did you come to the decision to make it the focus, we could say the crucible, of such important elements?

Orly Castel-Bloom: One of the main issues Israeli Jews avoid is that of the Ultra-Orthodox Jews, who live in a medieval world of their own, right in the 21st century. They eat their own food, wear their own clothes, do not serve in the army, and a large proportion of the men do not work. Since the novel is about the way we weave our lives – in textiles, in defensive fabrics, in books and in “organic cotton”, I decided to touch upon the subject of Israeli Ultra-Orthodox Jews through textile.

The library of Israel: America. This nation always played a great role in the Israel’s
history, and you’ve decided to make of it also the place where the father, Irad, realizes the deep alienation that he’s living in his life. Tell me about what America represents for you, in your writing.

Orly Castel-Bloom:I’ve been to Boston in winter. What impressed me most about America are their incomprehensible and strict bureaucracy, and the coldness and alienation of people. Israel certainly has its own problems, but people communicate with each other, even if only to shout at each other. America is cold, closed, and impenetrable. That is why I chose it to be the place where Irad finally realizes his total alienation.

The library of Israel: As happened to the parents of this novel, you deconstruct the Israeli stereotype of the family also through the children of this book: Dael and Lirit. Do they represent young Israeli? Who are the young Israeli today, in your opinion?.

Orly Castel-Bloom:Lirit is the type of easily influenced and rather spoiled young woman. She is not exactly typical, but she may be recognized as the volatile spoiled young woman. Yet she has hope and towards the end of the novel she grows, and makes her own decisions. Dael is built around one symbolic conflict: that between linear, destructive time, and multilayered existence. He is a sharpshooter, who has to be straight and direct on the one hand, and an avid reader of classic literature, which he reads to balance out his military career, and he reads several novels simultaneously. He is representative of the main conflicts of existence rather than of young Israelis.
The library of Israel: You are of Egyptian descent, did it affect, culturally, your writing?

Orly Castel-Bloom:Yes, it did, but not particularly in “Textile”. More so in other novels. Still, the alienation of someone born out of the mainstream might be expressed by Mandy’s Rhodesian descent.My next book – the one I am writing now, the one I sold my house also to write it – deals a lot with my Egyptian origins and the terrible adventure my mother and father had in a kibbutz until they were sent away with other 23 Egyptians
Because they voted pro-USSR in one case! And many other episodes.

I call it an Arabic Novel and I went to Egypt a year before the revolution to see what is still left. I must say I felt very happy in Egypt as long as I hided my true identity.

The library of Israel: Who are the authors that inspired you and motivated more, helping
you to shape your very peculiar, razor sharp, style?

Orly Castel-Bloom:I would have to say Kafka, Dostoyevskij, Gogol, Camus. Calvino, Primo Levi, Borges, Isaak babel. Shalom Alachem and many more.

 

Giusi Meister
Biografia dell’autrice:

Orly Castel-Bloom è nata a Tel Aviv, da genitori di origine egiziana, nel 1960. Ha studiato cinema presso l’Istituto Beit Zvi e l’Università di Tel Aviv. La sua prima raccolta di racconti, Non lontano dal centro, è stata pubblicata nel 1987. Castel-Bloom tiene letture in diverse università, come Harvard, UCLA, Berkeley, Oxford, Cambridge. Tiene un corso di scrittura creativa all’Università di Tel Aviv. Ha pubblicato cinque raccolte di racconti, sei romanzi e un libro per bambini. Il suo Dolly city, 2007, è stato incluso nella Raccolta delle Opere Rappresentative dell’UNESCO. Orly Castel-Bloom ha già pubblicato in Italia, Spiegami perché (Mondadori), Dolly city (Nuovi Equilibri) e Parti umane (Edizioni e/o).

 
 
 
 

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